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Emerson, imbrogliato per l’ennesima volta dalla sua ex fiamma Lila, vede Penny allontanarsi, affacciata al finestrino, con tanto di sorriso e apparecchio per i denti sbrilluccicante. La vede ed è felice. La vede allontanarsi ed è felice. Mi piace come tutto in Pushing Daisies ruoti attorno a queste incolmabili distanze irrisorie che ci separano dagli altri. Gli innamorati che non possono toccarsi, la cameriera che magari riesce a farsi baciare - ma non amare, no - dall’uomo dei suoi sogni, il padre che guarda la figlia - felice - allontanarsi senza poterla stringere/avvicinare, la ragazza tornata dalla morte costretta a nascondersi dall’unica famiglia che le è rimasta. Mi piace come una serie sull’amore, per una volta, non parli della ricerca dell’amore ma di quanto sia difficile coltivarlo, comunicarlo, gestirlo. Quanto sia faticoso (e gratificante, anche) combattere giorno dopo giorno (a colpi di torte antidepressive piuttosto che libri pop-up) queste microscopiche frustranti distanze che si insinuano tra le persone.
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